The shining

maggio 3, 2014 § 5 commenti

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Quando ero piccola – e anche molto meno piccola, diciamo fino circa ai ventidue anni, non avevo molti libri a disposizione. Perlomeno, non dal mio punto di vista. E quindi rileggevo. Rileggevo tantissimo. Devo aver riletto quattro o cinque volte anche Shining. Moltissimi anni fa, però, e nel frattempo ho anche visto più volte l’omonimo film di Kubrick.

L’anno scorso è uscito Doctor Sleep, un seguito, e giustamente – data la mia scarsa memoria, ho pensato di rileggere prima The Shining, questa volta in inglese. E chi si ricordava che fosse così bello? Nonostante un finale stra-noto, la tensione ha retto fino all’ultima riga.

Jack Torrance è un insegnante di scrittura creativa – e scrittore a sua volta – alla ricerca di un nuovo lavoro avendo perso il precedente a causa di uno scatto d’ira. Un vecchio amico gli offre il posto di custode dell’Overlook Hotel. Qui lui, la moglie Wendy e il figlio di cinque anni Danny passeranno soli l’intero inverno, virtualmente isolati dal mondo. Sembra l’ideale per Jack per finire la sua opera teatrale, anche se il piccolo Danny ha qualche premonizione inquietante.

Trovo sempre riduttiva la definizione horror per i romanzi di Stephen King. The Shining in particolare tocca così tanti argomenti – alcuni notoriamente e dolorosamente autobiografici per l’autore – da diventare un’opera decisamente universale.

Contentissima sotto tutti gli aspetti di questa rilettura, quindi. Anche perché ho riscoperto che le inquietanti gemelle e la scrittura ossessiva della frase “il mattino ha l’oro in bocca”  sono invenzioni cinematografiche. Ora non vedo l’ora di leggere Doctor Sleep.

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