La pattuglia dell’alba di Don Winslow

gennaio 25, 2014 § 3 commenti

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L’inversione termica stende una soffice coltre argentea sulla costa.
A est, il sole sta spuntando dalle colline, e Pacific Beach è ancora addormentata.
L’oceano ha un colore che non è azzurro né verde né nero, ma prende qualcosa da tutti e tre.
In attesa dell’onda, Boone Daniels si tiene a cavalcioni della vecchia longboard come un cowboy su un pony.
E’ in servizio di pattuglia. La Pattuglia dell’Alba.

Don Winslow è un’inaspettata conferma. Nel 2010 avevo letto questa recensione, e ne ero rimasta affascinata. Anche se non è esattamente il mio genere di libri, alla fine mi sono decisa e gli ho dato una chance. Con ottimi risultati, perché Il potere del cane è un libro duro, durissimo, sì, ma anche potente ed estremamente affascinante.

Avendo letto anche questa, sono stata molto contenta, pochi mesi dopo, di trovare su BookMooch La pattuglia dell’alba, anche se ha dovuto aspettare il suo turno fino ad oggi. Questo romanzo è molto diverso da Il potere del cane. Nonostante gli argomenti forti (si parla di droga ma, soprattutto, si parla di pedofilia e prostituzione infantile) riesce a mantenere un tono scanzonato. E’ la storia di Boone Daniels (ex poliziotto riciclatosi investigatore privato dopo un brutto, bruttissimo caso che gli pesa ancora sulla coscienza), dei suoi amici, gli amici della Pattuglia dell’Alba, tutti surfisti, che stanno aspettando l’arrivo di una grande onda, un’occasione irripetibile per tutta la comunità di surfisti non solo di San Diego, ma di tutto il mondo, che qui convergono per il grande evento. Purtroppo Boone viene coinvolto in un caso che non può proprio mollare, e che risveglia tutti i fantasmi del passato, coinvolgendolo in una cosa forse più grossa di lui.

Quindi sì, La pattuglia dell’alba è un romanzo forse più convenzionale de Il potere del cane, sicuramente meno potente e anche meno cupo, però rimane un ottimo, ottimo thriller, con dei personaggi con cui non si riesce a non simpatizzare nonostante siano tutti decisamente sopra le righe, quasi troppo. Il mondo del surf di San Diego e Pacific Beach è tratteggiato benissimo e sembra uscire dalle pagine. Ci sono dei personaggi che sorprendono, e a questo proposito devo dire che è davvero difficile essere così generosi da rischiare la propria vita per offrire una chance a qualcun’altro che è stato meno fortunato di noi… Spesso la cosa più semplice è convincersi che non sta a noi risolvere i problemi del mondo, eppure c’è chi, anche nella realtà, si prende la responsabilità di alzarsi, guardare la realtà in faccia e cercare di cambiarla.

I libri di Winslow non sono del genere che si rilegge (o forse sì?) però sicuramente a questo punto continuerò a seguire questo straordinario autore.

The Expats di Chris Pavone

dicembre 13, 2013 § 1 Commento

Kate è un’agente della CIA. E una moglie e madre di due bambini. Le due cose si conciliano male, e anche se alla nascita del primo figlio Kate ha chiesto e ottenuto un incarico alla scrivania, le continue bugie e il suo passato, incluso un grosso rimpianto per un’azione finita male, continuano a pesarle. Per questo quando il marito Dexter le annuncia di aver ottenuto un importante lavoro che li costringerà a trasferirsi dagli Stati Uniti al Lussemburgo, e le suggerisce di lasciare il suo lavoro, Kate decide di afferrare al volo questa opportunità: trasformarsi in una casalinga e madre a tempo pieno, lasciandosi alle spalle le bugie e le manipolazioni. Ovviamente la cosa non è così semplice. A Lussemburgo Kate fa amicizia con l’americana Julia, e Dexter con il marito Bill. Solo che Julia e Bill hanno un passato troppo patinato, e un paio di indagini su Internet chiariscono a Kate che i due non sono chi dicono di essere. Potrebbero essere nel programma protezione testimoni. O dei criminali in fuga. Oppure, potrebbero essere nel Lussemburgo proprio per lei. O addirittura per Dexter?

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The Expats è un thriller molto carino che si può leggere come passatempo, anche se sicuramente non è una lettura ‘necessaria’. La protagonista Kate e il marito Dexter mi sembrano dei personaggi un po’ inverosimili, ma accettando le premesse ci si può sicuramente godere la lettura. Ammetto che i continui salti temporali sono un po’ fastidiosi, e soprattutto a mio avviso il romanzo poteva essere sfoltito un bel po’. Ho apprezzato particolarmente però i vari colpi di scena (io sono molto naif quindi con me funziona praticamente di tutto, però…) e soprattutto la mancanza dei vari melodrammi che ero convinta mi sarei dovuta sorbire man mano che i vari personaggi scoprono un altro strato di verità… Carino insomma, anche se non credo che leggerò altro di Chris Pavone.

The Boys from Brazil di Ira Levin

ottobre 24, 2013 § 2 commenti

Ira Levin è uno scrittore che oggi è forse più famoso per le trasposizioni cinematografiche dei suoi libri che per i romanzi stessi. Fra i suoi più famosi infatti Rosemary’s Baby e La fabbrica delle mogli, da cui i film omonimI Rosemary’s Baby (1968) E La fabbrica delle mogli (1975) e il remake di quest’ultimo La donna perfetta (2004). Anche da The Boys from Brazil è stato tratto un film, omonimo, nel 1978, con Laurence Olivier e Gregory Peck.

12245208In The Boys from Brazil Yakov Lieberman, un ‘cacciatore’ di nazisti ormai fuori moda (sono gli anni Settanta) ispirato a Simon Wiesenthal, opera attivamente per rintracciare e portare alle autorità i nazisti rimasti in libertà dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Il suo scopo è quello di far conoscere a più persone possibili gli orrori del nazismo, e continuare a sensibilizzare l’opinione pubblica per evitare che simili atrocità accadano di nuovo.

Un giovane americano, Barry Kohler, simpatizzante del lavoro di Lieberman, lo chiama dal Brasile avvisandolo di un piano nazista per eliminare 94 persone in tutto il mondo occidentale, ma prima di poter fornire la prova di questo, viene ucciso. Gli obiettivi di questo piano sembrano altamente improbabili ma Lieberman per scrupolo di coscienza decide di indagare comunque su eventuali morti che corrispondano a quanto scoperto da Kohler. Se apparentemente tutte queste morti sembrano essere accidentali e tutte le ‘vittime’ non collegate a nazisti o anti-nazisti, quasi per caso Lieberman scopre un nesso fra due di queste persone, però un nesso talmente strano da complicare ancora di più la situazione.

Oltre ad essere ambientato negli anni Settanta, questo thriller fu anche scritto e pubblicato in quegli stessi anni, e anche se si sente, non si può negare che come thriller funzioni particolarmente bene. All’epoca probabilmente gli orrori che paventava potevano risultare anche molto più plausibili (storicamente, più che scientificamente immagino) ed inquietanti di adesso. Certo è che anche oggi è spaventoso riflettere su questa possibilità, e sulle implicazioni etiche che comporterebbe (sto cercando di non rovinare il romanzo a nessuno). Il romanzo soffre un po’ di una scrittura a tratti un po’ grossolana e spesso anche confusionaria (forse questo più che altro un effetto di un’impaginazione poco accurata della mia versione digitale) ma come direbbe Stephen King, è la storia che conta, e la storia fa venire i brividi, assicurato! Continuo a consigliare Rosemary’s Baby o La fabbrica delle mogli, che mi sono sembrati migliori di questo, ma anche The Boys from Brazil rimane una lettura affascinante.

Il ghostwriter di Robert Harris

settembre 8, 2013 § 4 commenti

9416179Robert Harris è il cognato di Nick Hornby e quest’ultimo, nelle sue raccolte di ‘recensioni’ lo nomina spesso con ammirazione, ammirazione che condivido da quando ho letto, ancora adolescente credo, grazie ai mitici I Miti Mondadori, Enigma ed Archangel. The ghostwriter ha un’ambientazione molto diversa: un ex premier britannico, Adam Lang, assume un ghostwriter (che è la voce narrante del romanzo, e rimane senza nome fino alla fine) per aiutarlo, dopo che il precedente collaboratore è morto in un incidente.

Il protagonista si reca così a Martha’s Vineyard, dove Adam Lang e la moglie, insieme ai collaboratori e la scorta, vivono nella casa messa a disposizione dell’ex ministro degli esteri britannico. Mentre inizia la collaborazione, Adam viene messo sotto accusa per atti di tortura durante il suo mandato, e mentre tutti sono impegnati a gestire questo scandalo, il ghostwriter comincia a sospettare che la morte del suo predecessore non sia stata poi così accidentale…

La trama non è particolarmente accattivante né originale, ma il risultato finale è davvero godibile ed avvincente. Il protagonista è il classico maschio di mezza età che si prende poco sul serio e nonostante la sua professionalità è piuttosto naif. Nonostante questo ha la (s)fortuna di incappare in significativi indizi che decide di indagare, procedendo in modo amatoriale e a tratti magari pure irrealistico, però sulla carta funziona, così come il ritmo, e il finale arriva inaspettato. Il bonus è che perfino io ho capito che l’autore gioca con i punti di contatto con la storia reale, ovvero la vicinanza tra l’ex premier Blair e l’ex presidente degli U.S.A. Bush. Dal libro è stato tratto il film L’uomo nell’ombra di Roman Polanski.

Gone Girl di Gillian Flynn

marzo 23, 2013 § Lascia un commento

Gone Girl (L’amore bugiardo) è stata una lettura davvero soddisfacente, fino al finale che ha fatto storcere il naso a molti lettori, ma che per me è davvero appropriato. In questo periodo non sono molto attratta dai thriller psicologici, però questo romanzo cominciava davvero ad apparire da tutte le parti, fino a quando non è stato perfino nominato nella long list del Women’s Prize for Fiction.

Nick Dunne e Amy Elliott sono sposati da cinque anni quando Amy scompare, proprio il giorno del loro anniversario, lasciando il ferro da stiro acceso, la porta aperta e segni evidenti di colluttazione nel salotto. La polizia interviene e organizza una ricerca nei dintorni di North Carthage, Missouri, città di origine di Nick, tornato qualche anno prima con la moglie da New York, dove vivevano, per aiutare la sorella Go assistere la madre malata di cancro e il padre affetto da Alzheimer. Poco prima del trasferimento sia Nick che Amy avevano perso il loro lavoro (nel mondo del giornalismo) e quando arrivano a North Carthage trovano una cittadina ormai messa in ginocchio dalla chiusura delle due maggiori fonti locali di lavoro.

Gone GirlMan mano che le indagini della polizia proseguono e i giorni passano, gli indizi cominciano a puntare sempre più insistentemente verso Nick: il suo matrimonio con Amy, apparentemente perfetto, era in realtà da tempo in crisi e il comportamento di Nick non sembra completamente trasparente. Eppure, ognuno reagisce ai traumi in modo differente, nessuno è perfetto, e Nick tutto sommato non sembra il tipo da ammazzare la moglie. Alternando la narrazione in prima persona di Nick e stralci dal diario di Amy (dal giorno del loro primo incontro) l’autrice ricostruisce per noi un matrimonio che si sta sgretolando. Fino a quando la prospettiva cambia e un paio di sorprese non ci costringono a rivalutare la nostra opinione.

Gone Girl non è solo un thriller appassionante, è anche lo studio psicologico di una coppia, di un matrimonio, di come le nostre personalità non siano a volte che la somma di una serie di cliché assorbiti dalla televisione e da Internet, così pervasivi da impedire letteralmente lo sviluppo di un carattere davvero genuino, reale.

It’s a very difficult era in which to be a person, just a real, actual person, instead of a collection of personality traits selected from an endless automat of characters.
And if all of us are play-acting, there can be no such thing as a soul mate, because we don’t have genuine souls.
It had gotten to the point where it seemed like nothing matters, because I’m not a real person and neither is anyone else.
I would have done anything to feel real again.

Recensione 156 – Corpi freddi

novembre 1, 2011 § 2 commenti

Autore: Kathy Reichs
Titolo: Corpi freddi
(Titolo originale: Déjà Dead)
Traduzione: Alessandra Emma Giagheddu
Serie: Temperance Brennan, #1
Edizione: Rizzoli, 1998 (prima edizione 1997)
Pag.: 466
ISBN: 9788817671071

Non ho mai visto la serie tv Bones, ma ne sono rimasta abbastanza incuriosita da scoprire che è tratta dalla serie di thriller scritta da Kathy Reichs e con protagonista l’antropologa forense Temperance Brennan. Molti anni fa avevo letto il terzo volume della serie, Resti umani, senza apprezzarlo particolarmente. Prima di lanciarmi nella visione della serie tv, ho comunque deciso di dare alla Reichs una seconda chance leggendo il primo della serie.

Temperance Brennan è un’antropologa forense che divide il suo tempo tra il North Carolina, dove insegna, e Montreal, in Canada, dove lavora per il laboratorio di medicina legale. E’ una donna di mezza età, divorziata, con una figlia al college e un passato da alcolista. In questo volume Temperance viene chiamata ad esaminare delle ossa ritrovate dai tecnici del servizio idrico durante la manutenzione. Ben presto Temperance realizza che le ossa sono recenti, e appartengono a una vittima di omicidio. Poichè lo stato delle ossa le ricorda moltissimo un caso di alcuni anni prima, Temperance cerca di convincere il detective assegnato al caso, Claudel, di indagare in questo senso e ipotizzare che il loro assassinio sia un serial killer. Claudel si ostina a non prendere in considerazione la sua ipotesi, anche perchè al momento priva di indizi a sostegno, ma ben presto i fatti riveleranno che Temperance ha ragione.

Normalmente prediligo thriller o gialli in cui l’assassino ha un motivo per uccidere la sua vittima, perché questo comporta un’indagine psicologica sia della vittima che dei possibili sospetti. Nel caso in cui il thriller si concentra su un serial killer, è evidente che il legame fra assassino e vittima è molto più casuale e a mio avviso ne risulta una narrazione meno interessante, che può essere però ravvivata da un protagonista carismatico. Nel caso specifico non mi sembra che la protagonista Temperance sia approfondita bene: l’autrice parla spesso del marito, della figlia, dei problemi di alcolismo, dell’amica di Temperance, senza però rivelare davvero fatti significativi del suo passato o presente. Una caratteristica fastidiosa della protagonista è il costante lamentarsi, e specialmente l’attribuire qualsiasi atteggiamento spiacevole al sessismo dei suoi colleghi poliziotti (e di tutti gli uomini in generale).

Ho trovato poi particolarmente fastidiosi i continui scontri fra la Brennan e il detective Claudel. Claudel non brilla per simpatia, ma Temperance tende a ‘dimenticare’ il suo lavoro di antropologa e a lanciarsi in investigazioni per cui forse ha l’istinto giusto, ma sicuramente non il fisico. La sua stupidità nell’affrontare senza rinforzi situazioni a rischio è rivaleggiata solo dall’assurda mancanza di logica nelle indagini della polizia. Se poi aggiungiamo che entrambi le parti tendono a non condividere le informazioni, diventa chiaro che la soluzione del caso è avvenuta più per fortuna che per impegno.

Nonostante questi difetti, la parte finale del romanzo è stata sicuramente avvincente, ma non consiglierei questo libro. Ho cominciato a vedere la prima stagione di Bones e posso dire che mi sembra decisamente più avvincente e meritevole.

Giudizio: 3/5

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