Recensione 060 – Untamed

aprile 29, 2011 § Lascia un commento

Autore: P.C & Kristin Cast
Titolo: Untamed
(Titolo originale: Untamed)
Serie: House of Night, #4
Edizione: Nord, 2010
Traduzione: Elisa Villa
Pag.: 385
ISBN:  978-88-429-1685-7

Untamed è il quarto volume della serie House of Night, creata dalla scrittrice P.C. Cast insieme alla figlia Kristin. Racconta la storia della sedicenne Zoey Redbird, che scopre di essere destinata a diventare un vampiro e si trasferisce quindi nella Casa della Notte, una scuola per vampiri.

Elenco serie (in corsivo quelli non ancora tradotti)

1. Marked
2. Betrayed
3. Chosen
4. Untamed
5. Hunted
6. Tempted7. Burned
8. Awakened

9. Destined


Untamed inizia con Zoey che deve cercare di fare pace con i suoi amici, ovviamente arrabbiati perchè sono stati tenuti all’oscuro di molte cose. Nel frattempo, insieme all’alleata Afrodite, inizia un programma di volontariato nel mondo umano. Ma il suo progetto più importante è ovviamente cercare di capire i piani di Neferet.


Stranamente, anche Untamed ha la classica struttura di un romanzo di passaggio, ma molto più interessante del precedente Chosen, in quanto si concentra sull’azione più che sulle molteplici tresche amorose della protagonista. Mentre nel libro precedente la maggior parte delle scene si concentrava su Zoey mentre pensava a un modo di risolvere i problemi, in questo il ritmo è molto più sostenuto, e anche se il finale è decisamente interrotto, ho chiuso il libro con la sensazione che da copertina a copertina fosse successo molto.


La mia opinione è che il livello della serie sia salito con questo romanzo, e ho buone aspettative per il prossimo. In Untamed succedono molte cose sconvolgenti, di cui non posso parlare molto per non “spoilerare”, e il finale ci fa pensare che le prossime avventure saranno impostate in un modo molto diverso.


Giudizio: 4/5


Untamed is the fourth book in the House of Night series, written by P. C. Cast with the help of her daughter Kristin. It tells the story of sixteen-years-old Zoey Redbird, who discovers to be a vampire and moves to the House of Night, a vampire school.

The series

1. Marked
2. Betrayed
3. Chosen
4. Untamed
5. Hunted
6. Tempted7. Burned
8. Awakened

9. Destined

In Untamed Zoey tries to make peace with her friends, angry for having being kept in the dark. In the meanwhile, she begins a project in the human world with ally Aphrodite. But her main target is to understand Neferet’s plans.

I know I already told this about the previous novel, Chosen, but Untamed is again just a brick leading to a (hopefully) thickest novel. It is, however, much more interesting than Chosen. It is more focused on action, rather than on the protagonist’s many love stories. While in the previous book in most scenes there were Zoey trying to understand how to solve her problems, here we have a good pace and, even if the ending is interrupted, I closed the book with the feeling much had happened.

I think this novel has improved the series, and that the next one will be even better. Untamed is full of shocking news I cannot reveal, and the ending made me think next adventures will be told from a new perspective.

Rating: 4/5
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Recensione 051 – Geek High

aprile 7, 2011 § Lascia un commento

Autore: Piper Banks
Titolo: Geek High
(Non tradotto in italiano)
Edizione: NAL Trade, 2007
Pag.: 256
ISBN: 0451222253

Miranda Bloom è un genio della matematica che vive con la madre Sadie, una scrittrice di romanzi rosa (i suoi genitori sono divorziati e il padre ha sposato una donna malvagia con una figlia perfetta) e frequenta la Nottingham Independent School for high-IQ students (aka Geek High) dove tutti sembrano avere un talento più utile del suo – perchè essere una calcolatrice umana non è molto utile e (per Miranda almeno) nemmeno divertente. Per cui i suoi propositi di anno (accademico) nuovo sono di trovare una nuova area di interesse (forse la scrittura) e di smettere di sbavare per il favoloso Emmett, che non è nemmeno consapevole della sua esistenza. Sfortunatamente, proprio prima dell’inizio della scuola sua madre Sadie annuncia che se ne andrà a Londra per sei mesi o forse più per fare delle ricerche per il suo nuovo libro. E Miranda dovrà stare a casa del padre, con la demoniaca matrigna Peyton e la bellissima e superficiale sorellastra Hannah. Per cui questo sarà un anno interessante…

Geek High è un romanzo per adolescenti prevedibile e pieno di clichés ma è anche una lettura divertente. Questi libri per adolescente, insieme ai chick-lit e a volte anche ai romanzi rosa, sono quelli che chiamo libri di conforto. Qualcosa di poco impegnativo, che non faccia pensare, una lettura distensiva, una buona compagnia per qualche ora di relax.

La serie:

Geek High #1
Geek Abroad #2
Summer of the Geek #3
Revenge of the Geek #4

Giudizio: 3/5

Miranda Bloom is a math genius living with her mother, a romance writer (her parents are divorced and her father has married an evil woman with a perfect daughter) and attending the Nottingham Independent School for high-IQ students (aka Geek High) where everybody seems to have a useful talent – because being a human calculator is not very useful and, for Miranda at least, not even funny. So her new (academic) year’s resolutions are to find a new area of interested (maybe writing) and to stop fancying awesome Emmett who is not even aware of her existence. Unfortunately, just before the beginning of the school her mother Sadie announces she is going to leave for London for six months or even more to do researches for her new book. And Miranda is to stay at her father’s house, with her demon stepmother Peyton and beautiful and superficial stepsister Hannah. So this is going to be an interesting year…

Geek High is a predictable teen book, full of clichés but it was a fun read. These teen books, together with chick-lit, and sometimes romance novels, are what I call comfort books. Something which is not challenging or though-provoking, a soothing read, good company for some hours of relax.

The series:

Geek High #1
Geek Abroad #2
Summer of the Geek #3
Revenge of the Geek #4

Rating: 3/5

Recensione 047 – Paranoid Park

marzo 31, 2011 § 2 commenti

Autore: Blake Nelson
Titolo: Paranoid Park
(Tit. Or.: Paranoid Park)
Edizione: Rizzoli Superpocket, 2009
Pag.: 177
Traduzione: P. Bertante
ISBN: 8846210506


Paranoid Park è un romanzo per ragazzi il cui protagonista principale è un ragazzo che, dopo aver seguito un altro skater incontrato presso l’equivoco Paranoid Park, viene coinvolto in/assiste a un incidente mortale. Mentre l’altro ragazzo scappa (e presumibilmente lascia la città, dato che è un senzatetto) il protagonista (e anche narratore, dato che questo è un romanzo epistolare) torna alla casa di un suo amico e passa la notte pensando a ciò che è successo e a cosa deve fare.

La cosa strana di questo libro è che non è nemmeno davvero chiaro se il protagonista è colpevole o no. Voglio dire, a me sembra (ho anche riletto la scena in cui la guardia giurata muore, ma non è molto chiara) che la morte sia stata solo un incidente. In ogni caso, poichè l’altro ragazzo è sparito e nessun’altro li ha visti, il narratore decide che non c’è motivo di andare alla polizia: la sua famiglia sta attraversando un momentaccio, la guardia è morta e a questo non c’è rimedio, e le conseguenze per sè steso sarebbero spaventose.

Le settimane seguenti sono comunque infernali: c’è senso di colpa, angoscia e paranoia. Una volta scoperto il cadavere, la polizia apre un’inchiesta per omicidio. Nel frattempo il protagonista inizia una storia d’amore insoddisfacente con una compagna di classe e un’amicizia con una vicina di casa. Solo alla fine del romanzo ci è dato sapere che decisione ha infine preso il narratore.

Lo scrittore ha creato Paranoid Park come una rilettura in chiave moderna e per ragazzi di Delitto e castigo ma anche se riesce a trasmettere un certo senso di angoscia, il romanzo non è davvero avvincente. In particolare non mi è piaciuta la descrizione dei ragazzi del libro (poco lusinghiera) e il finale è davvero debole e anche ingiusto.

Giudizio: 2/5

Paranoid Park is a YA novel whose main character is a boy who, after having followed a fellow skater met at the ill-famed Paranoid Park, is involed into/witnesses a death accident. While the other boy runs away, and presumably leaves the city (he’s a homeless), the protagonist (and narrator too, because this is an epistolary novel) goes back to his friend’s home and spend the night alone thinking about what happened and what he should do.


The weird thing about this novel is that it is not even really clear if the protagonist is guilty or not. I mean, it seems to me (I even re-read the scene where the security guard dies, but it is not clear) that the death is just an accident. Anyway, since the other boy has vanished and nobody saw what happened, the narrator feels there is no real reason to go to police: his family is going through a crisis, the guard is dead and there is nothing to do about this, and the consequences for himself would be scary.


The next weeks are horrible, though: there is guilt and angst and paranoia. Once the corpse is discovered, the police begins a murder investigation. In the meanwhile, the protagonist begins an unsatisfactory romance with a class mate and a friendship with a neighbour girl. Only at the end of the novel we are told which t is the final decision of the narrator.


The writer intended Paranoid Park to be a Young Adult and modern version of Crime and Punishment but while a certain amount of angst is delivered to the reader, the novel is not really gripping. I particularly despised the author’s description of the teen world (not really fair) and the ending was too weak and unjust.


Rating: 2/5

Recensione 037 – Il mago

marzo 11, 2011 § 4 commenti

Autore: Ursula K. Le Guin
Titolo: Il mago
(Tit. Or.: A Wizard of Earthsea)
Serie: Earthsea #1
Edizione: Mondadori, 2002
(Ed. Or.: Parnassus Press, 1968)
Pag.: 253
Traduzione: Ilva Tron
ISBN: 88-04-50739-X

Marzo è decisamente il mio mese delle disillusioni. Il mago è il primo libro della serie di Terramare. Ursula Le Guin è decisamente nota per i suoi romanzi di fantascienza, ma questo è lodato da tutti e considerato un capolavoro. E a me non è piaciuto. Ged, anche chiamato Sparviere, è nato e cresciuto in una delle molte isole che compongono Terramare, Gond. Da bambino dimostra di avere poteri magici e la zia, che è la strega locale, inizia la sua educazione magica. Quando l’isola viene attaccata dai predoni Krag, riesce a utilizzare i suoi poteri per nascondere il suo villaggio dietro una nebbia magica. Questa impresa giunge all’orecchio di un saggio mago che si reca al villaggio di Ged per prenderlo come apprendista. Ma Ged è inquieto e dopo uno spaventoso incidente, il mago gli offre due scelte: rimanere con lui, oppure andare alla scuola per maghi di Roke. Ged sceglie la seconda e parte per l’isola di Roke.

Avrei dovuto sapere che questo libro non era adatto a me: non mi piace molto il fantasy classico (a parte Tolkien), semplicemente non mi ispira. Inoltre, lo stile di scrittura è un po’ sorpassato, cosa non strana visto che il romanzo è stato pubblicato nel 1968. Quello che è strano è che normalmente non è un problema, ma in questo caso mi ha impedito di sentire la storia (ho trovato anche noiosissime le lunghissime descrizioni). La cosa peggiore, però, è stata il protagonista. Impossibile farmi piacere Ged. E’ così sospettoso e pronto a cercare della malizia nel comportamento o nelle parole di qualsiasi persona. Non c’è nessuna ragione particolare per questo nel suo passato, per cui devo dedurne che è proprio un suo difetto caratteriale. I suoi problemi con Jasper probabilmente sono causati proprio dal suo atteggiamento arrogante. Le relazioni tra i personaggi comunque non sono per nulla sviluppate (ci viene semplicemente detto che fra Ged e Jasper non corre buon sangue, o che Ged e Vecht sono amici e dobbiamo prenderlo per vero) e i personaggi stessi sono poco elaborati. Il romanzo è formulaico sia nella trama che nella caratterizzazione.

La principale assunzione nel mondo fantastico della Le Guin è che gli esseri umani e le cose hanno nomi da utilizzare tutti i giorni e nomi “veri”. I nomi veri normalmente vengono tenuti segreti perchè la loro conoscenza regala un grande potere. Questo è molto interessante ma nel romanzo sembra che serva solo come un deus ex machina. Sto pensando in particolare all’episodio del drago. Inoltre, ci sono molti particolari che vengono sottolineati in modo eccessivo (il rapporto di Ged con l’otak o l’identità della Principessa) che poi in realtà non hanno un ruolo significativo nella trama, cosa sia fastidiosa che frustrante.

Per quanto riguarda la morale della storia, io l’ho apprezzata ma dubito che lo stesso Ged l’abbia imparata. Non mi sembra affatto pentito. Inizialmente crea un sacco di guai a causa della sua arroganza, del suo orgoglio e della sua ambizione. Poi fa la cosa giusta ma solo per paura ed egoismo, non perchè abbia veramente capito il significato di una cosa giusta. Non c’è un vero cambiamento nel personaggio principale. La sola cosa interessante in questo libro è l’interpretazione psicologica del sé (non posso dire di più) non che sia giunta come una sorpresa.

Giudizio: 2/5

English Version:

March seems to be a month of disenchantments. A Wizard of Earthsea is the first book of the Earthsea series. Ursula Le Guin is well-know for her science fiction but this classic fantasy novel is widely praised as a masterpiece. And I did not like it. Ged, also called Sparrowhawk, was born and bread in one of the may island of Earthsea, Gond. As a boy he proves to have magic powers and his aunt, the village witch, begins his magic education. When the island is attacked from Karg raiders, he succeeds in using his powers to conceal his village behind a magic fog. This entrerprise reaches the ears of a wise wizard who comes to Ged’s village to take him as an apprentice. But Ged is restless and after a very scaring experience the wizard gives him to choices: to stay with him or to go the Roke school for wizards. Ged chooses the second one and leaves for the island of Roke.

I should have known this one was not for me: I don’t really like classic fantasy fiction (apart for Tolkien), it is just not appealing for me. Then, I found the language and narration somewhat stale, which is not strange since the novel was published in 1968. What is strange is that this is not usually a problem, but in this case it made me feel detached from the story and the endless descriptions were boring. What I really found awful, though, is the protagonist. Ged is really unlikable. He is so suspicious and always looking for malice in what the other people do or say. There is no reason in his past for this kind of behaviour so I have to deduce it is just a character flaw. His problems with Jasper are probably caused by Ged’s arrogant stance. The relationship between the characters are not developed (we are only told Ged and Jasper are not in good terms and that Ged and Vetch are friends and we must accept it as true) and all characters are poorly drawn. The novel is formulaic both in plot and in characterization.

The main assumption in Le Guin’s fantastic world is that human beings and things have everyday names and “true” names. True names are usually kept secret because their knowledge is a source of great power. This is really interesting but in the novel it seems to work as a deus ex machina. I am thinking about the dragon’s episode, for instance. Moreover, there are many things in the novel which are excessively highlighted (such as Ged’s relationship with the otak, or the identity of the Princess) without having any meaningful role in the story, and this is annoying and frustrating.

As for the moral of the story, I appreciated it but I don’t think Ged himself had learned it. He does not look repentant to me. At first he causes a lot of trouble because of his hubris, pride and ambition, and then he does the right thing just out of fear and selfishness, not because he has really understood the meaning of living a righteous life. There is no real change in the main character. The only interesting feature of this book was the psychological reading of the self (I can’t say more) even if it came as no surprise to me.

Rating: 2/5

Recensione 029 When You Reach Me

marzo 1, 2011 § Lascia un commento

Autore: Rebecca Stead
Titolo: When You Reach Me
(Tit. italiano: Quando mi troverai)
Edizione: Andersen Press Ltd, 2011
(Ed. Italiana: Feltrinelli, 2010)
Pag.: 208
ISBN: 9781849392129

Non avevo mai sentito parlare di A Wrinkle in Time (Nelle pieghe del tempo in italiano) prima (figuriamoci averlo letto). Non mi interessa molto il viaggio nel tempo come tematica letteraria (anche se alcuni dei miei libri preferiti parlano di viaggi nel tempo). Ma quando ho letto recensioni superlative su When You Reach Me, vincitore del premio Newberry Medal, di Rebecca Stead, ho pensato che fosse una buona lettura. Sfortunatamente, questo romanzo è stato una delusione. Anche se è un libro piacevole, non sono riuscita a sentirmi coinvolta.

Ambientato nella New York degli anni Settanta, When You Reach Me parla della dodicenne Miranda, che vive in uno squallido appartamento insieme alla madre. Ci sono molti intrecci: la partecipazione della mamma di Miranda a un quiz televisivo (implicando il rapporto di Miranda con la madre single, la possibilità di un nuovo patrigno, la questione della povertà e dell’autorealizzazione), il migliore amico di Miranda, Sal, che viene colpito senza motivo da un altro ragazzo e smette di parlarle, la conseguente ricerca di nuovi amici, l’innamoramento, la questione della razza e dell’evoluzione dell’amicizia, e degli anonimi e misteriosi biglietti che forse provengono dal futuro. Il romanzo per ragazzi A Wrinkle in Time apparentemente è stato una fonte di ispirazione per l’autrice, nonchè il libro preferito di Miranda, che continua a rileggerlo. Altri temi importanti sono la redenzione e la morte. Non è una sorpresa quindi che così tanti argomenti in un romanzo per ragazzi di 208 pagine non vengano particolarmente sviluppati.

***spoiler***
Non riesco a scrivere una recensione di questo libro senza svelare la trama, per cui siete avvisati!

La mia prima impressione è stata di caos. Fin dall’inizio non era chiaro cosa uno show televisivo, un amico che smette di parlare alla protagonista, un senzatetto e i biglietti misteriosi potessero avere in comune. Alla fine diventa piuttosto chiaro che, mentre sullo sfondo c’è la vita di famiglia di una ragazzina che sta imparando molte cose sull’amicizia e sull’amore, la storia principale è quella di Markus, che accidentalmente provoca la morte di un altro ragazzo (Sal). Da adulto costruisce una macchina del tempo e ritorna nel passato per impedire a Sal di morire. Nel frattempo si mette in contatto con Miranda e la convince a scrivere una lettera al se stesso bambino con le istruzioni per realizzare quanto sopra descritto (paradosso temporale).

Comunque, se ancora non capisco il ruolo del quiz televisivo o dell’amicizia con la malata Annemarie e l’elegante Julia, o del lavoro al negozio di sandwich, trovo che queste sottotrame siano più interessanti di quella principale. Non mi interessa Markus, che colpisce Sal senza motivo e poi non capisce che Sal possa essere spaventato di lui. Non mi interessa il viaggio nel tempo e l’idea di un adulto che concepisce un piano così inaffidabile per salvare un ragazzino. D’altra parte, mi piacerebbe aver letto di più sulla mamma di Miranda e il suo fidanzato, sugli amici di Miranda e anche sul proprietario del negozio di sandwich, la cui stessa esistenza sembra dovuto solo alla necessità di sollevare la questione della razza. In conclusione, una lettura piacevole ma non aspettative niente di più!

Voto: 3/5

English Version

I had never heard about A Wrinkle in Time before (let alone read it). Moreover, I don’t really care about time travel as a literary theme (though some of my favourite books are about time travel). But when I read enthusiastic reviews on When You Reach Me, Newberry Medal Award winner, by Rebecca Stead, I thought it could be a great reading. Unfortunately, this YA novel proved to be a disappointment. While a perfectly fine novel, it failed to involve me.

Set in 70s New York, When You Reach Me is about sixth grader Miranda, living in a squalid flat with her mom. There are several storylines: the appearance of Miranda’s mother in a television quiz (involving Miranda’s relationship with her single mother, possibility of new step-father, issues of poverty and self-realization), Miranda’s best friend Sal getting punched without reason by another boy and stopping talking to her, subsequent making of new friends, romance, issues of race and friendship evolution, and mysterious notes coming from unknown writer, possibly from the future. The YA novel A Wrinkle in Time apparently was one big source of inspiration for the writer and is also the favourite book of Miranda, who keeps rereading it in a loop. Other important themes in the book are redemption and death. It’s no surprise that so many themes in a 208-pages book for young adults are impossible to develop.

***spoiler alert***
There’s no way for me to review this book without giving the plot away, so be warned!
My first impression was that the novel is quite chaotic. Since the beginning, it is not clear what a quiz show, a friend stopping talking to the main character, a homeless guy and the mysterious notes could possibly have in common. In the end it becomes quite clear that, while on the background there was the family life of a young girl learning many things on friendship and love, the main storyline is that of Markus, who accidentally causes the death of another boy (Sal). As an adult, he builds a time machine and come back to the past where he succeeds in avoiding Sal’s death. In the meanwhile. he gets in touch with Miranda through the mysterious notes and persuades her to write to himself as a young boy a letter with instructions to do the above mentioned (time paradox).

Anyway, while I still don’t understand how to fit in the story the quiz or friendship with ill Annemarie and posh Julia, or the job at the sandwich shop, I do find all this subplot much more interesting than the main one. I don’t care about Markus, who punches another boy out of no reason and then do not realize that punched boy could be scared of him. I don’t care about time travel and I don’t care about an adult devising such an unreliable scheme to save a boy. On the other hand, I would have liked to read more about Miranda’s mom and her boyfriend, about Miranda’s friends and even about the sandwich shop’s owner, whose only reason for being seems to raise an issue on race. In conclusione, a nice read but don’t expect much more!

Rating: 3/5

Recensione 018 – Ma le stelle quante sono

febbraio 15, 2011 § Lascia un commento

Autore: Giulia Carcasi
Titolo: Ma le stelle quante sono
Edizione: Feltrinelli, 2005
Pag.: 232
ISBN: 978-88-07-84053-1

Alice e Carlo condividono la stessa classe di liceo. Entrambi si sentono diversi dai compagni omologati e popolari. Alice è critica e sognatrice, Carlo è imbranato e intellettuale. Ma vivere senza modelli vincenti è difficile e così sia Carlo che Alice cedono alle lusinghe delle sirene e si perdono in un mondo diverso. Un mondo che però nasconde tante delusioni quante sono le attrattive superficiali. Così sullo sfondo della maturità di liceo i nostri eroi dovranno capire che cosa vogliono davvero dalla vita. Giulia Carcasi era una giovane esordiente quando nel 2005 ha debuttato con questo romanzo, aveva diciotto anni. Dopo ha pubblicato Io sono di legno (2007) e Tutto torna (2010).

Il romanzo è evidentemente scritto da un’adolescente, che ha inserito molte tematiche ma ne ha sviluppate poche. Sembra quasi che la Carcasi, volendo scrivere un libro sugli adolescenti “serio”, abbia sentito la necessità di appesantire la sua storia. In particolare l’episodio di molestie è secondo me totalmente fuori luogo e svolto malissimo. Un tema così delicato, in un romanzo per adolescenti, andava trattato in modo molto diverso. In generale però mi ha colpito l’atmosfera pacata, quasi opaca, di questa storia. Carlo e Alice sono due ragazzi tranquilli però mi paiono troppo ingessati, troppo spenti, senza slancio. E la riflessione di Alice alla fine della sua parte, dopo aver incontrato il suo ex Giorgio al bar mi ha fatto davvero cadere le braccia.

Io ho più di trentanni e spesso con il mio ragazzo e i miei amici scherzo dicendo che tra casa lavoro ed extra non mi rimane nè il tempo nè l’energia per fare della vita sociale come si deve. E si controbilancia dicendo che però io sono sempre stata una ragazza tranquilla. Certo, è vero. Eppure a diciannove anni non mi ricordo di essere stata così mogia e così ragionevole, specialmente negli affetti, e nei sogni.

Ma le stelle quante sono è quella che si può definire una lettura carina, senza impegno e senza noia. Anzi anche con un po’ di noia quando si gira il libro e si legge la versione di Carlo, che è ben poco differente da quella di Alice, voce e personalità incluse. Sicuramente gli adolescenti ci troveranno di più di quello che ci ho trovato io, e va bene così.

Voto: 2/5

R014 – Skellig

gennaio 31, 2011 § Lascia un commento

Autore: David Almond
Titolo: Skellig
(Tit. Or.: Skellig)
Edizione: Salani, 2009
(Ed. Or.: Hodder Children’s Books, 1998)
Traduzione: P. A. Livorati
Pag. 151
ISBN: 9788862560429 

Skellig è un romanzo per ragazzi di cui ho sentito parlare per la prima volta da Nick Hornby, in una delle sue due raccolte di articoli. Racconta la storia di Michael, un ragazzino di dieci anni che si è appena trasferito con i suoi genitori e la sorellina neonata in una casa molto bisognosa di lavori di restauro. Michael non è contento perchè la nuova casa è brutta, è lontana dai suoi amici ed è anche lontana dalla sua scuola. Inoltre sia lui che i suoi genitori risentono fortemente dei probelmi di salute della piccola di famiglia, nata prematura.
Certo Michael ha perso molto nel cambio di casa, ma ha anche guadagnato qualcosa: la piccola adorabile Mina, vicina di casa che studia in casa con la madre che sostiene che la scuola blocchi la creatività, e lo strano uomo di nome Skellig, che risiede nel suo diroccato garage.

Skellig è un romanzo breve e si legge in poco tempo, ma vi consiglio di rifletterci sopra, perchè le tematiche che sono graziosamente sfiorate dalla trama sono molteplici. Io, personalmente, ho trovato avvincente la capacità dei due protagonisti di accettare la diversità come qualcosa di positivo piuttosto che di pauroso. E ritengo che la conclusione che traggono dalla mera esistenza di Skellig sia un’idea talmente poetica, talmente incoraggiante e confortante, da valere da sola tutto il libro.

Probabilmente scrivere una recensione di questo romanzo non è la cosa migliore da fare, poichè la trama non è complicatissima e si rischia di dire qualcosa di troppo. Forse è meglio parlare di quello a cui Skellig vi farà pensare se lo leggerete. Vi farà pensare alla vostra famiglia, a tutte le persone malati e ai piccoli bambini che lottano per guadagnarsi il diritto alla vita. Vi farà pensare all’amicizia, a come può cambiare la vita e a come a volte la stupidità ci faccia rischiare di perderla. Vi farà pensare alla natura, alla pace che si prova davanti a certi spettacoli e a come anche i particolari più crudi del mondo naturale abbiano un loro senso e una loro bellezza. Vi farà pensare alla religione, o forse solo alla fede, alla speranza, e alla consapevolezza che siamo su questa terra per un motivo, anche se forse non è dato sapere qual è. Vi farà pensare alla magia, ma soprattutto ai miracoli che ogni giorno ci circondano. Leggetelo.

Votazione: 5/5

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