Canne al vento di Grazia Deledda

novembre 28, 2014 § 2 commenti

Canne al ventoCanne al vento by Grazia Deledda
My rating: 3 of 5 stars

E’ sempre emozionante scoprire per la prima volta un testo così famoso, così discusso. E Canne al vento è sicuramente un testo molto particolare: la vena verista dell’autrice si mescola bene con uno stile evocativo: le descrizioni della Deledda ci portano a piè pari in una Sardegna estrema, caratterizzata dai contrasti, da una religione che è più superstizione e soprannaturale che religione vera e propria, in un paesino e, in particolare, nella casa delle tre sorelle Pintor, famiglia ormai in decadenza ma ancora abbastanza orgogliosa da vendere i frutti di un piccolo podere di nascosto (perché non è appropriato, per delle dame, vendere merce), ma non abbastanza da non poter accettare che il loro servo lavori senza essere pagato.

Il mondo di Canne al vento è un mondo composto di dolore, di delusioni e di fatalismo. Un fatalismo che permea tutto (nonostante i molteplici tentativi del servo Efix di guidare gli avvenimenti). C’è sempre qualcuno che vuole sfidare la sorte e le tradizioni cercando di crearsi la propria strada, ma la lotta tra il vecchio e il nuovo è ancora all’ultimo sangue e normalmente queste persone non ottengono degli ottimi risultati. Certo questo fatalismo non mi piace, ma sicuramente la dimensione descritta dalla Deledda era ancora una realtà a inizio secolo. A volte è difficile capire le reazioni dei personaggi, in parte per questa mentalità fatalista, in parte perché alcune cose vengono dette/non dette e quindi magari durante la lettura sfuggono. Sicuramente una lettura molto interessante, anche se non mi sono innamorata.

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Lezioni in paradiso di Fabio Bartolomei

novembre 26, 2014 § Lascia un commento

Lezioni in paradisoLezioni in paradiso by Fabio Bartolomei
My rating: 4 of 5 stars

I romanzi di Bartolomei sono sempre piacevoli, scanzonati, buonisti (in senso positivo), però questo rispetto agli altri mi è parso proprio abbozzato. Devo dire che sono partita un po’ prevenuta perché l’idea di partenza non mi piaceva molto, invece poi l’autore è riuscito a ricreare un mondo senza perdersi in troppe spiegazioni però forse si è perso la trama per strada. Certi particolari sono esilaranti ma non bastano a rendere memorabile un romanzo troppo breve. Ci si affeziona ai personaggi quando è praticamente finito.

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Hotel du Lac di Anita Brookner

novembre 26, 2014 § 4 commenti

Hotel du Lac (Panther Books)Hotel du Lac by Anita Brookner
My rating: 4 of 5 stars

Una donna, non più giovanissima, viene spedita dagli amici in esilio presso un hotel svizzero noto per essere un ricovero ambito per i difettosi (parenti in disgrazia, ammalati…). Il motivo è un passo falso sociale che non viene specificato se non a metà romanzo, con un interessante flashback.
Edith, questo il suo nome, affronta l’esilio con piglio coraggioso, convinta di poter utilizzare questo periodo per finire il suo libro (è una scrittrice di romanzi rosa), ma il confronto con gli altri ospiti e con la propria inevitabile solitudine la spinge ad un’amara riflessione sulla propria vita, sulla propria identità, sulle proprie scelte.

Hotel du Lac è un libro dalle forti risonanze, una riflessione sulla solitudine e sul ruolo della donna sola (molto in tema con il saggio che sto leggendo: Singled Out: How Two Million Women Survived Without Men After the First World War). Il finale è ambiguo al punto giusto, anche se sicuramente nei i romanzi della Brookner che ho letto questa è la protagonista più attiva, più incline a cercare di costruirsi una vita indipendente. Certo è che queste tematiche sono sempre molto attuali, almeno per una donna. Per un uomo, non saprei, sono graditi gli eventuali commenti!

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Friday Reads – L’armata dei sonnambuli

agosto 29, 2014 § 4 commenti

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Incomincia un mondonuovo, e il posto dei veri repubblicani è invetta alla torre, a risguardare la protagonista di oggi, ovvero la calca pulciosa con tanto di pezze al culo, il popolo famelico e smerdo eppure in piedi, assetato di sangue, enormissimo drago di fremenda bellezza!

Amsterdam di Ian McEwan

agosto 29, 2014 § 2 commenti

A distanza di un paio di giorni dalla fine di questa lettura, ammetto che forse il mio giudizio è un po’ severo, ma non lo modifico perché anche se ho avuto modo di rivedere alcuni aspetti del romanzo, a conti fatti continua a non ammaliarmi come di solito mi accade con i romanzi di McEwan.

McEwan nei sui libri riesce solitamente a descrivere la psicologia dei suoi personaggi in modo approfondito e a porli di fronte a un dilemma morale. In Amsterdam, Clive e Vernon sono due amici che si ritrovano al funerale di Molly, ex amante – ma soprattutto, amica – di entrambi. Clive è un compositore di successo, impegnato a scrivere la sinfonia della sua vita, mentre Vernon è il direttore di un quotidiano ormai in declino. Al funerale è presente un altro amante di Molly, Julian Garmony, un politico reazionario disprezzato sia da Clive che da Vernon.

Nelle settimane successive al funerale Clive e Vernon sono abbastanza sconvolti da fare un patto dalle conseguenze inaspettate. Inaspettate soprattutto perché la loro amicizia viene messa a dura prova dal fatto che entrambi prendono una decisione moralmente discutibile. E a partire da queste decisioni si srotola una sequenza di eventi che conduce ad un colpo di scena finale che ho trovato, però, surreale. Non mi interessa poi così tanto i fuochi d’artificio quando leggo un romanzo di McEwan, mi interessa di più l’accanimento ossessivo sulle psicologie dei personaggi, spesso eccessivi ma sempre ‘giustificati’. Qui ci sono moltissimi spunti abbandonati, o addirittura mai presi in considerazione (per esempio, il punto di vista di Garmony, e della moglie) Stranissimo, a mio avviso, che sia l’unico romanzo di McEwan vincitore del Booker Prize.

The Town in Bloom di Dodie Smith

agosto 26, 2014 § Lascia un commento

Dodie Smith fornisce sempre letture soddisfacenti, anche se questa volta devo ammettere che non mi sono proprio innamorata. Ho trovato l’inizio del romanzo un po’ caotico: tre amiche si riuniscono al solito tavolo, cosa che fanno ormai da quarantanni ogni cinque anni. E come in tutte le precedenti occasioni, sperano di essere raggiunte anche da Zelle, che un giorno ha svuotato la sua camera al Club e si è dispersa nel mondo (e ne aveva ben donde, a dire il vero!). Poi Mouse,la voce narrante del romanzo, avvista su una panchina una barbona con le gambe da pony (a quanto pare caratteristica fisica peculiare di Zelle) e nonostante i cinquant’anni suonati esce dal ristorante e la rincorre come se non ci fosse un domani, addirittura inseguendola in taxi quando si lancia in un bus.

Di qui un flashback lungo quanto il libro (epilogo a parte) dove capiamo come si sono conosciute le quattro amiche e quali sono stati i grandi dilemmi della protagonista, aspirante attrice (di teatro, ça va sans dire) nella Londra degli anni Venti, e delle compagne di avventure Lilian, Molly e Zelle. Mouse ha avuto il vantaggio di essere cresciuta in modo non convenzionale dalla saggissima zia, e di possedere un’autostima incrollabile. Caratteristiche che rendono la narrazione brillante e divertente, per lo meno finché anche lei non cade vittima di un grande ammore.

Il finale mi ha lasciato un po’ perplessa, a parte gli ultimissimi paragrafi in cui Mouse riflette di non aver mai sofferto la solitudine e di non essere mai spaventata, ma soprattutto:

But I often felt astonished – astonished that I should be allowed to live here alone, to drive my own car, and sit up all night if I wanted to. Was I the only woman in the world who, at my age – and after a lifetime of quite rampant independence – still did not quite feel grown up?

The Weekend di Peter Cameron

agosto 25, 2014 § Lascia un commento

 

 

Bellissimo romanzo. The Weekend apre delicatamente uno squarcio nella vita del protagonista Lyle, che per un weekend si ritrova con la coppia Marian e John nella loro casa fuori New York. Solo che da questo squarcio escono sentimenti intensissimi, riportati con uno stile delicato e parole accuratamente scelte e tanto più incisivi per questo.

Il nodo della questione è che Lyle, Marian e John sono legati, per vari motivi, ad una quarta persona, Tony, mancata l’anno precedente. E Lyle si presenta a casa degli amici in compagnia del giovane Robert, conosciuto poche settimane prima. Nel mosaico si inserisce anche l’italiano Laura Ponti, in visita dall’Italia per stare con la figlia attrice, con cui ha un rapporto burrascoso.

The Weekend racconta molte cose con poche parole, che è un modo terribilmente bello di creare un romanzo apparentemente leggiadro ma in realtà denso di cose, avvenimenti, ricordi, azioni e pensieri, nonché dialoghi, ovviamente. Ogni volta che ci ripenso mi viene in mente qualcosa di nuovo ma sicuramente per me Cameron ha centrato l’immagine del lutto:

Lyle had thought mourning would progress mathematically, a gradual but perpetual diminution of sadness: a slow, sure journey. One left the beloved city and watched it shrink in the distance until it disappeared, gone but remembered, faintly and fondly. But Lyle’s journey was not like that: he found himself again and again clutching the closed gates of the empty city.